Giusto perché sono un boomer, inizierò citando Il grande freddo film del 1983.
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_freddo
Nel film, il personaggio di Michael Gold (interpretato da Jeff Goldblum), un giornalista della rivista People, pronuncia una massima sulla scrittura giornalistica:
«Mai scrivere un pezzo più lungo di quello che un americano medio può leggere durante una cagata media.»
Mi è tornato in mente questo frammento perché ultimamente mi imbatto spesso in articoli e pubblicità schiarati a rotazione a favore di contenuti lunghi o dei contenuti corti.
La scintilla che ha fatto scattare questa riflessione è un post che ho letto su LinkedIn.
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7504213511854637057/ che parlava proprio di contenuti lunghi e dell’opportunità di continuare a produrne visto che sembrerebbe che gli algoritmi delle varie piattaforme premino e gradiscano contenuti brevi.
A guardare le pubblicità del mondo Meta, sembra che i contenuti brevi siano il Sacro Graal per vendere e intrattenere.
D’altra parte vedo su YouTube la tendenza da parte dei creator ad attestarsi su contenuti intorno ai 20 minuti, mezz’ora.
C’è da dire che un’altra tendenza è quella dei video faceless, il secondo Sacro Graal per fare soldi con YouTube: sono delle insopportabili sequenze di 20 minuti di poltiglia audio e video ai che alla fine, ti lasciano poco niente con titoli clickbait sugli argomenti più bizzarri.
Dall’altro lato i podcast hanno puntate medie che durano un’ora, ma guardando i numeri, ad eccezione di alcuni, mi sembra che abbiano poche visualizzazioni come se si fossero vicini alla saturazione. Sostanzialmente si producono più contenuti di quanto se ne possano consumare.
Tornando al Grande freddo, c’è da dire che, se l’attenzione media per il consumo di contenuti nel 1983 era stimata con i bisogni fisiologici (comunque valutabile in minuti), in questo periodo siamo sugli short, la cui durata si misura in secondi, con un calo della attenzione medio abbastanza preoccupante.
La mia personale ricerca sul campo osservando le persone in metropolitana e le abitudini di consumo delle persone vicine, mi conferma questa tendenza. O si fa binge watching di serie oppure ci si ammazza di short con uno scroll compulsivo.
Tra l’altro mi sembra che le piattaforme stiano accorciando il tempo degli short oppure chi produce contenuti faccia short ancora più short. Esiste tutta una filosofia dell’hook e del gancio che nei primi 7 secondi deve catturare l’attenzione di utenti sempre più dispersi.
E perché questa riflessione mi mette proprio buon umore pensando alle prospettive della nostra specie, concluderò con una ulteriore citazione da Boomer:
«E strisciando sul la superfice del pianeta, alcuni insetti chiamati razza umana… persi nel tempo… persi nello spazio… e nel significato» (in originale: «And crawling on the planet’s face, some insects, called the human race… lost in time… and lost in space… and meaning»
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Rocky_Horror_Picture_Show
Ma aspetta un attimo, ma cosa c’entra allora Elisa?
Penso che siamo primati spalmati di tecnologia, ma che ancora possono avere dei sentimenti e delle intenzioni comuni.
E’ una riflessione che sto facendo da un po’: cos’è che caratterizza gli umani? Una delle cose che mi viene in mente sono le canzoni.
Forse c’è ancora un po’ di speranza al di là i social.

