“Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto”

il sito di cui parlo dopo ( grazie web.archive.org)
Se guardo alla mia carriera professionale, devo ammettere di aver avuto una “sfiga” fondamentale: non ho mai trovato un socio che avesse una forte vocazione commerciale, una figura che bilanciasse la mia spinta naturale verso la produzione e la creatività. Questo mi ha costretto da sempre a essere in prima linea come account per portare a casa le commesse.
Oggi viviamo in un mondo strano. Un mondo digitale dove spesso sembra non contare cosa hai fatto o quale tipo di valore reale puoi portare alle aziende e ai progetti. Alla fine di tutto, i tuoi preventivi rischiano di infrangersi contro la convinzione più terribile che possa esistere nella testa di un cliente:
“Guardi, il suo progetto e la sua competenza sono esattamente ciò che fa al caso mio. E anche come preventivo ci saremmo. Ma sa… mio cugino è in questo campo da molti anni. Le dispiace se chiedo anche a lui un preventivo?”
Game over. Sì, a volte le strategie che portano un potenziale cliente a scegliere i tuoi servizi piuttosto che quelli di un concorrente sono veramente imperscrutabili.
1. Multinazionali, trattative infinite e dinamiche di parentela
Nel corso del mio percorso da producer mi è capitato di tutto. In un caso specifico, avevo deciso che non sarei assolutamente sceso sotto una certa cifra: una soglia limite che mi garantiva il minimo margine per gli imprevisti e salvaguardava la giusta remunerazione del mio lavoro e di quello dei professionisti che lo avrebbero realizzato con me.
Oltre a spese di gestione e tasse.
Dopo una trattativa lunghissima con questa azienda – fatta di aggiungi, togli, ottimizza, stravolgi il progetto 32 volte – mi sono imbattuto in una di quelle risposte che non lasciano spazio di manovra: “Dalla sede centrale hanno scelto un altro fornitore”. Il bello e il brutto di lavorare con le multinazionali.
Dall’altro lato, posso dire che le pochissime volte in cui mi sono trovato ad essere “il cuggino di qualcuno”, le cose sono state effettivamente più agevoli. Il vantaggio principale? Aver fatto il proprio lavoro con meno stress e, soprattutto, offrendo un servizio che era assolutamente al di sopra delle aspettative del cliente. Nell’immaginario collettivo c’è l’idea che il “cuggino”, poverino, anche se non è al top debba lavorare (anche se spesso non lavora proprio benissimo). E lì scatta la mia riflessione: allora forse a quel cliente avrei potuto arrivarci anche senza mettere in gioco i gradi di parentela, puntando solo sul valore?
Mi si perdoni il gioco di parole il valore è oggi un valore obsoleto.
2. Potere di un sito degli anni ’00 e la sindrome dell’impostore
Poi c’è il boss del livello successivo: quando parti da zero, magari con un contatto a freddo, presenti i tuoi progetti, passi una selezione durissima tra decine di concorrenti e ottieni la commessa. Lì scatta puntuale la sindrome dell’impostore, ma intanto si fattura. E qui siamo nella Great Milano Area.
Tornando indietro di quelle che oggi sembrano ere geologiche (parliamo dei primi anni 2000), ricordo ancora quando il mio sito web mi fece entrare in contatto con due clienti straordinari: uno mi portò a diventare fornitore RAI; con l’altro ho lavorato per cinque anni nel mondo della chirurgia estetica, realizzando quelli che oggi chiameremmo contenuti social con storytelling e televendite per Mediaset.
Il sito fu un esempio di comunicazione coerente. Io mi proponevo per produrre format televisivi e quelli che ai tempi si chiamavano “film industriali” (ovvero gli antenati dei video aziendali per i social). Il mio sito internet era strutturato come la metafora di una TV, con i vari canali e tutti i video che comparivano all’interno dello schermo. Costò una follia per l’epoca, ma si rivelò un biglietto da visita micidiale.
3. Perché il contesto è tutto, nel Web come nell’AI
Il tema del sito web coerente è fondamentale ed è tornato centrale oggi. C’è stato un periodo in cui mi sono divertito ad avere un portale che serviva sostanzialmente a raccogliere i miei pensieri e le mie riflessioni, un po’ come un diario aperto. Ma chi lo visitava non capiva cosa facessi.
Ma qual è la differenza con la versione che vedi oggi? Se leggi la mia Home Page, c’è una dichiarazione forte e chiara rispetto a chi sono e cosa faccio. Il blog, a questo punto, diventa lo strumento per approfondire, per mostrare il dietro le quinte e per comunicare in maniera non lineare, proprio come dichiaro nell’intestazione: come lavoro, cosa produco e cosa penso.
È una pura questione di contesto. La stessa identica cosa che serve oggi per ottenere risposte sensate da un’Intelligenza Artificiale. Ma su questo tema, promesso, ci torneremo un’altra volta.

